parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

la Bibbia
Vangelo festivo
Predicazione del 21/09/03
domenica 25ª tempo ordinario - anno B

Letture: Numeri 21, 4-9; Salmo 77; Filippesi 2,6-11; Giovanni 3,13-17.

"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti"

Dal Vangelo di Marco, capitolo 9 versetti da 30 a 37.

30Partiti di là, Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell`uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà».

32Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

33Giunsero intanto a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?». 34Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.

35Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l`ultimo di tutti e il servo di tutti». 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:

37«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

abbiamo bisogno di crescere nella vita interiore

Gesù si prende cura dei suoi discepoli

Gesù sta per lasciare la Galilea e avviarsi verso Gerusalemme dove lo attendono i giorni difficili della sua Passione. Si trova col gruppo dei discepoli. Sono scesi da poco dal monte Tabor dove Pietro, Giacomo e Giovanni lo hanno visto avvolto in una luce che voleva rivelare loro qualcosa della sua natura intima, così piena di tenerezza per tutti.

Egli vuole stare un po’ con loro soli. Sente il bisogno di aiutarli a crescere. Per la seconda volta anticipa loro quello che gli sta per accadere a Gerusalemme: “Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà” (Marco 9,31).

Ma è difficile per quei discepoli comprendere questo discorso. Essi, come accade normalmente anche a noi, erano proiettati interiormente verso una affermazione terrena, forse pensando al regno predicato da Gesù come ad un potere terreno. Sentir parlare della fine del loro maestro è qualcosa di sconvolgente che non possono accettare. Ma non hanno il coraggio di chiedere spiegazioni.

Per comprendere c’è bisogno di un cammino interiore

Forse ricordano quello che era accaduto a Simon Pietro quando aveva detto a Gesù, dopo aver sentito le parole del primo annuncio della Passione: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai” (Matteo 16,22). La risposta di Gesù era stata immediata e forte: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Marco 8,33).

I discepoli stanno seguendo Gesù, andando con lui nei vari luoghi dove il Signore va; vedono quello che egli fa, ascoltano le sue parole. Ma essi, come i discepoli di tutti i tempi, hanno da fare un cammino interiore, per crescere nello spirito.

“Se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa – dice la lettera di Giacomo – non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrena, carnale, diabolica; poiché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni” (Giacomo 3,14-16).

Crescere interiormente significa purificare il cuore da ogni pensiero di contrasto, di scontro; e aprirci gradualmente a uno sguardo verso gli altri pieno di misericordia, e andare incontro agli altri con sentimenti di pace e di mitezza. Non sorvoliamo su tante piccole nostre durezze quotidiane nei nostri rapporti, nei giudizi verso gli altri: sono manifestazioni di una vita secondo i dettami di questa terra, secondo gli impulsi delle nostre passioni naturali.

Per comprendere il senso di una vita vissuta nella dedizione e nel servizio generoso agli altri, c’è bisogno di liberarci interiormente da pensieri di rivalsa, dai desideri di predominio, dalle idee di superiorità. Forse sono proprio questi atteggiamenti interiori che impediscono ai discepoli di comprendere le parole di Gesù che parlano della sua umiliazione e annientamento sulla croce.

Gesù maestro buono che non si stanca di insegnare

Quando dopo un giro nelle vicinanze del lago di Galilea, forse durato più di qualche giorno, essi giungono a Cafarnao e si fermano nella casa di Simon Pietro o di Matteo, Gesù chiede loro di che cosa avevano parlato lungo la strada. Forse Gesù camminava avanti da solo e aveva potuto percepire solo da lontano qualcosa della disputa che essi avevano aperta su chi fosse il più grande fra di loro.

Dopo aver chiesto ad alcuni l’argomento della discussione, li fa sedere tutti intorno a sé e si mette loro a spiegare ed insegnare. Le parole di Gesù sono molto forti, antitetiche proprio a quello che essi pensano: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Marco 9,35). Chi vuole vivere con Gesù, fare qualcosa dietro di lui, si deve aprire a uno spirito nuovo: chi vuole essere grande deve servire, e quanto più grande desidera essere, tanto più deve servire sino ad essere l’ultimo di tutti.

Non sperimentiamo anche noi che quanto più impariamo a servire gli altri - i piccoli, i deboli, i bisognosi – a stare loro vicino con tenerezza, tanto più sentiamo crescere in noi una forza nuova, che è forza di amore, di affetto, di amicizia disinteressata?

Imparare ad abbracciare i più piccoli

Mentre sta parlando, ad un certo punto Gesù guarda i bambini presenti in casa, ne chiama uno vicino a sé e l’abbraccia. È l’immagine della tenerezza che il Signore vuole far crescere nel cuore di ciascuno.

In quel bambino egli Gesù vuole farci vedere tutte le persone che sono deboli e povere: mancano di istruzione, pane, cure, conforto, affetto. E nell’abbraccio ci mostra come i discepoli suoi vanno incontro agli altri nei grandi e piccoli aiuti di cui essi hanno bisogno.

La liturgia della domenica è il momento più bello della nostra settimana, perché Gesù ci riunisce intorno a sé, legge nei nostri pensieri e parla al nostro cuore per liberarlo da tante grettezze, calcoli, e innalzarci alla purezza di cuore, perché possiamo vedere Dio e gli altri con i suoi stessi occhi, imparando la mitezza e l’umiltà del suo cuore.

Se ci lasciamo amorevolmente istruire dal Signore e meditiamo le sue parole, la nostra vita interiore cresce, e la forza buona che egli infonde in noi attirerà tanti altri a Lui.