parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

2
la Bibbia
Vangelo festivo

Predicazione del 10/07/22

15ª Domenica del Tempo Ordinario /C
 
 

Letture: Deuteronomio 30,10-14; Salmo 18; Colossesi 1,15-20; Luca 10,25-37.

Per i musulmani è la Festa del sacrificio (Aid-al-Adha).

dal Vangelo di Luca, capitolo 10, versetti 25-37

25Un dottore della Legge si alzò per mettere Gesù alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.

33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.

36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


“STARE” CON GESÙ È "NON PASSARE OLTRE”


Un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto,
vide e ne ebbe compassione.

I feriti della vita lungo le strade degli uomini

Gesù conosceva di persona quella strada che da Gerusalemme scendeva fino a Gerico, come conosce le strade che noi percorriamo ogni giorno nelle varie situazioni che siamo chiamati a vivere. Quella strada era lunga e solitaria ed era nota per la sua pericolosità. Era possibile e facile cadere nelle mani di ladri e non sempre il malcapitato se la cavava bene come nel racconto della parabola.

Questa parabola ci porta a riflettere su quelli che nei diversi percorsi e periodi della vita si trovano a vivere situazioni difficili come quella di quest’uomo che viene soccorso. Monsignor Romero commentando questa pagina di Luca dice con molta sincerità: “vedo in me stesso il levita, il sacerdote che ha visto l’uomo ferito, ma passarono oltre senza farci caso … in nessun’altra cosa Dio ha posto tanto di se stesso come nel cuore di un uomo, di una donna, di un bambino, di un anziano, di un giovane … l’originalità dell’uomo all’interno della creazione è di essere libero, essere intelligente, ma soprattutto avere questa importante capacità di amare”.

Non ci può essere frattura fra amore di Dio e amore del prossimo

L’ascolto della parola del vangelo, della parola di Dio è una continua educazione all’amore; quando guardiamo all’uomo con amore, già siamo giunti nelle vicinanze di Dio, perché quest’uomo che amiamo e rispettiamo è immagine di Dio. Quel sacerdote e quel levita si erano recati a Gerusalemme per il servizio divino nel tempio e probabilmente tornavano a casa dopo aver terminato il servizio. Eppure passano accanto alla povera vittima dell’assalto senza occuparsi di lui.

Gesù mette in risalto la frattura che c’è fra il servizio liturgico nel tempio e l’incontro con l’uomo ferito, bisognoso di aiuto, che si incontra lungo il cammino. Accanto all’amore verso Dio non si trova un altrettanto amore del prossimo che pure è ordinato dallo stesso Dio. Ci tornano alla mente le parole della prima lettera di Giovanni: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

Sono tanti i “buoni samaritani” che il Signore ci fa incontrare

Il samaritano che si ferma accanto a quell’uomo mezzo morto era considerato un eretico, ma a differenza dei primi due egli mette in pratica il comandamento dell’amore e per giunta nei confronti di un uomo che per il suo popolo era considerato nemico. E non si limita a prestare i primi soccorsi curando le ferite e metterlo al sicuro, ma si preoccupa che sia curato finché recuperi le forze e sia completamente guarito. E per questo non risparmia spese: ricordiamo che un denaro corrispondeva alla paga giornaliera del tempo.

Questa è l’esperienza che il Signore ci fa vivere, l’esperienza che i suoi discepoli di ogni tempo possono vivere. Quante volte anche noi abbiamo incontrato tanti uomini e donne che pur non essendo persone religiose o essendolo a modo loro, si fermano accanto all’uomo ferito. Quello scriba aveva interrogato Gesù per metterlo alla prova; l’amore verso il prossimo non si può risolvere con una riflessione teorica. Il comandamento dell’amore non si può coartare in regole fisse.

Gesù si è fermato anche accanto a noi

Gesù è lui il buon samaritano che si è fermato accanto a noi, si è preso cura della nostra vita, si è chinato su di noi e ci ha fatto scoprire il suo amore senza limiti. Il suo amore ci spinge a rinunciare alle nostre misure, ci libera dai comportamenti freddi e distaccati. «Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada» (Is 53, 6); ma ora camminiamo con Lui, ci fermiamo con Lui e ci lasciamo coinvolgere dal suo amore per essere trasformati interiormente.

La nostra natura umana è costitutivamente imbevuta di relazioni. Con Gesù impariamo a “stare”, a fermarci davanti a coloro che soffrono riconoscendo negli altri la nostra umanità fragile e a non passare oltre. Tanti incontri, tante relazioni con uomini e donne ferite, che sono diventati il nostro prossimo. Farci prossimi a tanti è l’identità dei discepoli del Signore: con Lui tanti vengono liberati dalla solitudine, dalla povertà, dalla malattia e riprendono a camminare con noi e a vivere.

Intenzioni di preghiera

1) Perché prendiamo sul serio l’invito del Vangelo che abbiamo ascoltato e facciamo come fa il buon samaritano, che nel volto di ogni fratello ferito scorge quello del Signore e sa farsi prossimo.

2) Perché Gesù susciti nel tuo popolo persone disponibili al servizio del Vangelo e a vivere il suo amore senza confini.

3) Per Papa Francesco, per il nostro vescovo Domenico e per la Chiesa: perché in ogni parte della terra sia segno dell’amore misericordioso di Dio Padre verso ogni creatura.

4) Veglia Signore sul mondo, ferito da troppa violenza. Libera l’Ucraina dalla guerra, poni fine alle sofferenze del Nord del Mozambico, soccorri ogni paese lacerato da divisioni. Ispira sentimenti di pace a chi governa le sorti delle nazioni.

5) Per tutti gli uomini e le donne “mezzi morti” a causa della violenza, della miseria, della malattia, del razzismo e del pregiudizio. Perché tutti trovino compassione, sostegno, accoglienza, cure e soprattutto amore.