parrocchia
san Gennaro all'Olmo - Napoli

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la Bibbia
Vangelo festivo

Predicazione del 19/06/22

Festa del Corpo e Sangue di Cristo /C
 
 

Letture: Genesi 14,18-20; salmo 109; 1 Corinzi 11,23-26; Luca 9,11-17.

Memoria di san Romualdo (†1027), anacoreta e padre dei monaci camaldolesi.

dal Vangelo di Luca, capitolo 9, versetti 11-17

11Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: 'Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta'.

13Gesù disse loro: 'Voi stessi date loro da mangiare'. Ma essi risposero: 'Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente'. 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: 'Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa'.

15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


“VOI STESSI DATE LORO DA MANGIARE”


Gesù prese i cinque pani e i due pessci,
alzò gli occhi al cielo, li benedisse
e li dava ai discepoli
perché li distribuissero alla folla.

Nell’Eucaristia Gesù si fa nostro nutrimento

Oggi è la festa del Corpo e Sangue di Cristo e l’apostolo Paolo ci riporta all’ultima cena da cui ha origine la nostra liturgia. Proprio nella notte in cui Gesù veniva tradito egli prende il pane e il vino che erano a tavola, lo benedice e dice: «questo è il mio corpo che è per voi», «questo è il mio sangue, è la nuova alleanza nel mio sangue». Nell’Eucaristia Egli si fa presente come colui che si dona per ricomporre le tante divisioni che ci sono fra gli uomini e riconoscersi nell’unica famiglia umana di cui facciamo parte.

Il Vangelo ci manifesta l’amore di Gesù nei tanti incontri con i poveri, con i malati, con le folle che lo cercano. E i discorsi, le parabole che racconta introducono alla conoscenza dell’amore di Dio, di come Egli ci ama. L’evangelista Giovanni nell’introdurre la celebrazione della Pasqua con i discepoli sottolinea: «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). L’Eucaristia che celebriamo è il continuo darsi a noi, il farsi nostro nutrimento per essere trasformati in un solo corpo, animato dai suoi stessi sentimenti.

La relazione di Gesù che nasce dalle “viscere di misericordia”

L’evento della moltiplicazione dei pani raccontato dall’evangelista Luca è riportato per ben sei volte nei quattro vangeli per aiutarci a comprendere bene l’importanza di questo gesto di comunione fra gli uomini. Camminando con Gesù impariamo a guardare, a farci carico di quello che vediamo, a lasciarci coinvolgere dai suoi stessi sentimenti. Quando vede le folle che si sono messe a cercarlo egli comincia a parlare con loro, perché le vede come pecore senza pastore; e si commuove per loro, si sente coinvolto dalla loro condizione, prova tenerezza e comincia a parlare loro del regno di Dio, dove tutti vengono accolti senza esclusione di nessuno.

Ed è per questi suoi sentimenti che boccia la proposta dei discepoli quando vedono che si è fatto tardi e il luogo è deserto: sciogliere l’assemblea e congedare le persone. Gesù ha preso totalmente a cuore questa folla; come si può pensare di rimandarla a casa? I discepoli, come accade tante volte anche a noi, non si rendono conto della relazione che Gesù ha stabilito con quella folla. Nelle nostre giornate vediamo tante persone, facciamo tanti incontri, ascoltiamo le cose che ci dicono. Da Gesù impariamo la vera relazione da stabilire con loro.

Col nostro “poco” Gesù ci fa dare “molto”

Anche se siamo persone comuni, con poche forze, pochi mezzi, Gesù ci dice che il nostro poco è sempre più di niente. E con questo poco possiamo dare molto. Questo poco affidato nelle mani di Gesù abitato dalla pienezza dello Spirito Santo e pieno della commozione che viene dall’amore, è destinato a diventare ampiamente sufficiente per ognuno. Tutto nasce e cresce col coinvolgimento nei sentimenti stessi di Gesù. La scuola del vangelo è scuola di tenerezza, compassione, misericordia per giungere durante il cammino con Lui ad avere i suoi stessi sentimenti, come ci dice l’apostolo Paolo: «abbiate in voi lo stesso sentire di Cristo Gesù … il quale umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2, 5ss).

Quella folla di circa cinquemila persone sedute a gruppi di cento e di cinquanta ci fa pensare alle nostre liturgie della domenica, alle cene con i poveri, ai pranzi di Natale, ai tanti momenti nei quali sediamo attorno alla stessa tavola. Nella liturgia di oggi, festa del Corpo e Sangue del Signore, e in ogni liturgia che celebriamo il Signore si fa nostro nutrimento perché ci lasciamo trasformare in un solo corpo, mossi dai suoi stessi sentimenti.

Tanti luoghi aridi come il deserto possono rifiorire

Quell’invito di Gesù ai discepoli «Voi stessi date loro da mangiare» ci è ripetuto in ogni liturgia che celebriamo, perché impariamo da Lui a lasciarci coinvolgere, a farci carico dei dolori, delle sofferenze dei tanti feriti nel corpo e nello spirito, a sperimentare che con pochi mezzi si può dare molto in affetto, comprensione, sollievo. I racconti che tanti poveri ci fanno delle loro storie ci aiutano a comprendere che quel “poco” che il Signore ci ha fatto compiere è stato per tanti inizio di risalita dall’abisso, di rinascita, di ripresa di un cammino che sembrava giunto al termine.

Ogni liturgia che celebriamo sia per noi venire ad attingere quell’«acqua viva» di cui Gesù parla alla samaritana che diventa in ciascuno di noi «sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14), che dona vita, ridona speranza, comunica serenità, pace e gioia. Alzando gli occhi da noi stessi vediamo i tanti luoghi dove si sono riallacciati rapporti con chi era solo, dimenticato, abbattuto. Le parole di Gesù ai discepoli, dopo l’incontro con la samaritana - «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34) – ci spingono ogni giorno di più a vivere col Signore e a camminare con lui per le strade di questo mondo.

Intenzioni di preghiera

1. Per noi che spezziamo insieme il pane della vita e ci nutriamo al calice della salvezza, perché impariamo a condividere con generosità il pane terreno soccorrendo i poveri, gli affamati, gli assetati, coloro che sono nel dolore e nell’indigenza.

2. Perché dall’Eucarestia scaturisca il dono della unità e della pace e il Signore Gesù che si è fatto cibo per tutti, rinnovi la nostra vita, apra il nostro cuore alla sua misericordia senza confini e ci renda portatori del Vangelo.

3. Per Papa Francesco, per il nostro vescovo Domenico e per tutta la Chiesa, perché fortificata dal pane della vita, cammini per le strade del mondo, comunicando con le parole e con le opere il Vangelo di salvezza.

4. Perché la pace sia quel lievito capace di cambiare l’umanità intera, sconfiggendo ogni spirito di inimicizia. Per la tregua dei combattimenti in Ucraina e in ogni luogo dove è guerra.

5. Per coloro che soffrono nel corpo, che sono malati: che il Signore li liberi da ogni male, doni loro conforto, compagnia e salvezza. Per la consolazione dei più anziani, soprattutto quelli soli ed abbandonati.