dal Vangelo di Giovanni capitolo 10, versetti 27-30
In quel tempo Gesù disse: 27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola». |
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FRA LE TANTE VOCI DEL MONDO, FACCIAMO SPAZIO ALLA VOCE DEL SIGNORE
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Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce
e io le conosco ed esse mi seguono».
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Gesù buon pastore
Gesù si presenta a noi con l’antica immagine del pastore delle pecore, una immagine ormai scomparsa dalla quotidianità delle nostre giornate; possiamo incontrare un pastore con le pecore in qualche luogo di montagna in occasione delle vacanze estive. Ma è una immagine che troviamo molto spesso nella Bibbia: il pastore esce ogni giorno guidando le pecore in luoghi dove possano trovare pascolo per nutrirsi e acqua per bere.
Il pastore non va mai in ferie, né d’estate né d’inverno, nemmeno nei giorni festivi, perché le pecore ogni giorno hanno bisogno di mangiare e di bere e di essere munte del loro latte. Gesù si richiama alla figura del pastore per aiutarci a comprendere l’amore e la cura che egli ha per noi: «io sono il buon pastore, il buon pastore dà la propria vita per le pecore».
Tante voci ci raggiungono ogni giorno
Nel breve brano del Vangelo di oggi le parole di Gesù ci invitano a pensare, a riflettere: «le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» (v.27). Noi ogni giorno siamo raggiunti da tante voci, da tanti messaggi, alcuni espliciti attraverso i mezzi di comunicazione. Sono inviti a curare il proprio corpo, a comprare prodotti presentati in modo allettante, a programmare, se ne abbiamo le possibilità, una bella vacanza.
E poi altri messaggi sono impliciti, ci vengono trasmessi dal comportamento delle persone che ci circondano, dalle persone con le quali siamo a contatto ogni giorno; più che interessati al bene comune tanti messaggi vanno in direzione opposta, ci incoraggiano ad essere noi stessi, unici, autosufficienti e meritevoli di tutto. Che ne è della voce di Gesù? «Le mie pecore ascoltano la mia voce …».
Fare spazio alla voce di Gesù
Come fare spazio alla voce di Gesù? Ritrovarsi assieme la domenica, giorno del Signore, nella sua casa, ascoltare la sua Parola e nutrirsi del pane eucaristico? Durante la settimana prendere in mano il Vangelo e meditare sulle parole e i gesti di Gesù sui quali riflettere? Lasciarsi interrogare da quello che avviene nel mondo, dai poveri che incontriamo per strada, dagli ucraini che fuggono dalla guerra e sono arrivati anche nel nostro paese e nella nostra città?
Certo, tutto questo possiamo farlo. Ma siamo presi dalle nostre preoccupazioni quotidiane, dal lavoro, dalla cura della casa, da un sano relax di cui il nostro corpo ha bisogno. E poi, quando parliamo con i nostri amici, con i nostri colleghi, con le persone che frequentiamo, difficilmente ci capita di sentirci interpellati sullo spazio che diamo al Signore nella nostra vita. Possiamo dire che il cristianesimo, in questo tempo, è minacciato da una sorta di apostasia silenziosa costituita dall’indifferenza intorno ad essa e dalla propria distrazione.
Corrispondere all’amore di chi ci ama
Gesù non è un giudice severo, è un amico che con dolcezza ma con chiarezza ci invita a guardare a Lui, ad ascoltarlo e a stare nel mondo facendo nostre le sue scelte: «io conosco le mie pecore … e le mie pecore mi seguono. Io do loro la vita eterna». Ripartiamo dall’essere evangelici, dal parlare con tutti, dal riprendere le relazioni con tutti, ma con la sapienza che ci viene dalle parole e dai comportamenti di Gesù come ce li raccontano i vangeli.
È vero che ogni giorno siamo a contatto con l’indifferenza di tanti, con tante immagini di una vita allettante centrata sugli aspetti materiali della vita. Ma l’insoddisfazione di tanti, che spesso è anche la nostra, è conseguenza dell’idea di essere autosufficienti. Lasciamo che le parole di Gesù ci interroghino profondamente: «Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv 10, 14), come a dire: esse corrispondono all’amore di chi le ama.
I pascoli ai quali il Signore ci conduce
In una omelia su queste parole del Vangelo san Gregorio Magno ci invita a riflettere: «Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell’amore; non solo del credere, ma anche dell’operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: “Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo” (1 Gv 2, 4).
Continua Gregorio Magno: «le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. In tal modo, amare sarà già un camminare» (Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno papa: Cristo, buon pastore – Om. 14, 3-6).
Intenzioni di preghiera
1) Perché siamo attenti alla voce amica del Signore che ci chiama a seguirlo, per far giungere il suo amore a tutti gli uomini del nostro tempo.
2) Per ogni nostra Comunità nel mondo, perché sia segno di unità e di pace. Per tutti quelli che ci amano, come per quelli che ci ostacolano; per coloro che attendono di conoscere il Vangelo, per chi offre le sue mani alla giustizia e cerca la pace.
3) Per il nostro vescovo, Papa Francesco e con lui per tutti i vescovi e i sacerdoti a cui è affidato il servizio pastorale del popolo di Dio. Perché siano testimoni umili ed efficaci dell’amore paziente e misericordioso di Gesù Buon Pastore.
4) Perché cessi ogni inutile spargimento di sangue in Ucraina e giunga finalmente il tempo della pace. Per tutte le vittime della guerra e per la protezione di chi è in pericolo.
5) Per tutti i profughi, per gli immigrati che approdano nel nostro paese in condizioni di pericolo e di grande povertà: perché trovino accoglienza e sicurezza per la loro vita. Perché siamo solidali con loro.
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