
&l aquo;Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose ... Maria ha scelto la parte migliore»
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Camminare con Gesù imparando da lui sempre cose nuove
I discepoli di Gesù sono chiamati a camminare dietro di lui. E camminare significa vedere luoghi e situazioni nuove, vedere volti, sentire domande, fermarsi accanto a chi è come quell’uomo mezzo morto.
E cammin facendo imparare dal comportamento di Gesù, buon samaritano, che si ferma accanto agli uomini, come si è fermato accanto a ciascuno di noi prendendosi cura della nostra vita. Egli ha letto dentro di noi il vero bisogno di una vita liberata dal vivere solo per se stessi che indurisce il cuore e rende indifferenti.
Stando con Gesù, ogni giorno abbiamo da imparare cose nuove e soprattutto rendere più profondo il nostro legame con lui. Anche fermarci a riflettere su Gesù che si ferma nella casa di Lazzaro Marta e Maria nel villaggio di Betania, poco lontano da Gerusalemme, è occasione di crescita interiore per ciascuno di noi. Tutti e tre vivevano un’amicizia bella con Gesù che nella loro casa trovava calore e affetto.
Saper sceglie la «parte migliore» per la nostra vita
Ma anche in quella casa Gesù aiuta a comprendere quella che è la parte migliore scelta da Maria e poco compresa dalla sorella Marta. C’è una premura nell’accoglienza, un’attenzione che non porta mai all’agitazione, anche se l’ospitalità nei confronti di Gesù è una cosa bella e importante.
Ma anche compiendo gesti generosi si può finire nell’essere presi dai “molti servizi”. Le troppe cose che si vogliono fare finiscono per trascurare quello che viene prima di ogni altra cosa. La premura, l’accoglienza gioiosa viene da qualcosa che è prioritario per la vita di ogni discepolo: stare in ascolto del Signore, come fa Maria, seduta ai piedi di Gesù, che ascolta la sua parola.
Un «fare» che nasce dall’amore
È questo ascolto che ci fa crescere interiormente e porta ad un «fare» che nasce dall’amore. È una crescita spirituale che ci dona una sensibilità, una compassione, una comprensione affettuosa che il Signore comunica a quelli che lo ascoltano. La prima accoglienza è proprio quella della Parola di Dio che – come leggiamo nella lettera agli Ebrei (4,12) - “penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”. Ci fa comprendere quello che ci divide dagli altri, purifica sentimenti, pensieri e affetti e ci fa muovere con misericordia e comprensione verso gli altri.
Senza questo ascolto di finisce col pensare che basta comunque fare delle cose buone, moltiplicarle per sentirsi più bravi. Ma in questo «fare» è come se mancasse l’anima, cioè l’andare incontro mossi dall’amore del Signore. Perciò il Signore dice che non solo bisogna ascoltare la sua parola ma meditarla e metterla in pratica. Altrimenti sarà come «quell’uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande» (Mt 7, 26-27).
C’è bisogno di curare l’uomo interiore
Riflettendo sulle tante violenze e stragi che in questi ultimi tempi sono diventate più frequenti, fino all’ultima strade di Nizza di qualche giorno fa, sembra che gli uomini trascurano sempre di più quella che Gesù chiama «la parte migliore» scelta da Maria. Da tempo la società è andata organizzandosi sempre più mettendo al primo posto il danaro, l’economia, trascurando la parte interiore dell’uomo dove fare spazio al pensiero di Dio che Gesù è venuto a manifestarci, a compiere le opere che nascono dall’amore e dalla misericordia.
Marta, che pure ha accolto Gesù nella sua casa, presa dalle molte cose da fare, arriva ad essere aggressiva, rimprovera Gesù che avrebbe dovuto richiamare Maria e non lo ha fatto. Senza fermarsi ad ascoltare, a fare spazio nel proprio cuore ai sentimenti di mitezza e pazienza frutto dell’ascolto non di noi stessi ma del Signore, si finisce per diventare aridi di sentimenti, aggressivi per difendere le proprie ragioni.
Uniti al Signore è possibile ritessere quei fili di umanità che fanno vivere insieme
L’episodio di Abramo che accoglie sotto la sua tenda tre pellegrini ci mostra l’accoglienza che nasce da un uomo che ha posto la sua fiducia in Dio e che vede in quei pellegrini la presenza stessa di Dio venuto a visitarlo. Il legame con Dio porta ad un atteggiamento di accoglienza che parte dall’intimo, manifesta sentimenti e premura verso quei pellegrini stanchi avendo camminato nell’ora più calda del giorno.
L’accoglienza che viene da un cuore nutrito dalla Parola di Dio produce frutti nella propria vita e nella vita di coloro ai quali andiamo incontro. Questo nostro mondo impaurito di fronte a tante violenze ha bisogno di essere aiutato a scoprire o riscoprire la parte migliore per la nostra vita. Riscoprire lo spazio da dare al Signore nella nostra vita, che ci fa diventare capaci di ritessere quei fili di umanità che ricompongono il tessuto della convivenza, sperimentando che è possibile e bello vivere uniti fra persone diverse.
Intenzioni di preghiera
1) Signore, rinnova in noi l’ascolto della tua Parola, perché sull’esempio di Maria sappiamo scegliere la parte migliore che tu ci offri e che nessuno può toglierci.
2) Ti preghiamo Signore per papa Francesco, per il nostro vescovo Crescenzio e per tutta la Chiesa, perché sappia comunicare al mondo il Vangelo della misericordia, nutrendosi ogni giorno della parola del suo Maestro.
3) Ti preghiamo, o Signore, per chi è straniero, per gli immigrati, per i profughi, perché possano trovare case ospitali come quella di Marta e Maria e fratelli che offrano loro aiuto e amicizia.
4) Signore ascolta la nostra preghiera per le vittime dell’incidente ferroviario in Puglia e per tutte le famiglie: dona loro conforto e consolazione.
5) Guarisci, Signore, l’umanità dal male e dalla violenza. Veglia sulla Siria e fa che siano liberati i vescovi Mar Gregorios Hibrahim, Paul Yazigi e Padre Paolo Dall’Oglio e con loro tutti i prigionieri.
6) Signore, uniti alla sofferenza di tutto il popolo francese e di tutte le famiglie colpite dalla follia omicida a Nizza, ti preghiamo di accogliere nella tua pace le vite spezzate dall’odio. Dona ai superstiti conforto e consolazione e a noi tutti la forza e la determinazione per non cedere al pessimismo e continuare a lavorare per la pace.
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