
«Nessun profeta è ben accetto nella sua patria».
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Gesù viene per cambiare la nostra vita
Il Vangelo di oggi riprende proprio dal punto dove l’abbiamo lasciato domenica scorsa: Gesù nella sinagoga di Nazaret che dice: con me inizia il cambiamento della vita degli uomini che accolgono la mia parola.
Quello che dobbiamo comprendere è che Gesù viene a cambiare la nostra vita, vuole rendere nuova la vita di sempre fatta di abitudini, giudizi a cui siamo affezionati.
Aprirci ad una vita che coltiva l'amicizia
Quando Gesù legge le parole del profeta Isaia - mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore – egli ci dice: ora, con me questa parole si realizzano. E voi potete sperimentare che questa liberazione vuole raggiungere tutti.
È la liberazione da una vita ristretta, ripiegata su di sé che non ci fa felici, è l’apertura ad una vita che coltiva l’amicizia che ci rende tutti più ricchi, vince la solitudine, ci fa vivere la gioia di una comunione larga.
Questo è quello che in ogni liturgia avviene: siamo chiamati a raddrizzare il cammino imparando da Gesù, e a costruire nuovi rapporti di amicizia che rende tutti più umani e più contenti.
Accogliere Gesù come profeta che viene ad aiutarci
Dinanzi alle parole di Gesù siamo chiamati a fare delle scelte, ma non per il sacrificio bensì per la gioia. Abbiamo sentito che la reazione degli abitanti di Nazaret non è di gioia, di entusiasmo; la loro è una reazione di incredulità.
È la tentazione a ridurre il Vangelo alla vita di sempre, mentre Gesù ci chiama ad allargare il cuore, ad aprirci a nuovi incontri, ad avvicinare persone che aspettano una nostra visita che rompe la loro solitudine. Gesù può cambiare la nostra vita se prendiamo sul serio le sue parole.
Dinanzi alla incredulità dei suoi paesani, Gesù richiama la vicenda del profeta Elia che durante una dura carestia viene mandato solo ad una povera vedova vicino alla città di Sidone. Questa povera donna, dopo l’inziale paura, accoglie il profeta e gli offre tutto quello che ha.
Poi Gesù ricorda anche l’episodio del profeta Eliseo mandato a guarire dalla lebbra solo uno straniero, Naaman, che non era particolarmente credente ed era uno straniero, per di più con un atteggiamento di superbia. Ma sia lui che la povera vedova accolgono i profeti e vengono aiutati. In loro prevale il bisogno di aiuto e di guarigione e si affidano alle parole del profeta. Il contrario di quanto fanno gli abitanti di Nazaret.
Lasciamo che Gesù entri nelle nostre scelte della vita quotidiana
Questi lo accolgono con curiosità ma anche con un atteggiamento di sufficienza. Non hanno un atteggiamento di ascolto bisognoso, non c’è in loro un’attesa interiore per cambiare il proprio cuore e la propria vita. Essi cercano sensazioni mentre Gesù chiede conversione, sforzo quotidiano per cambiare.
Tutto questo ci porta a riflettere su di noi: se accettiamo che Gesù entri nelle scelte della vita quotidiana, se accettiamo che la sua voce prevalga sulle nostre voci. Altrimenti nessuno cambiamento sarà possibile come fu per gli abitanti di Nazaret.
Non escludiamoci da questo circuito di amicizia che rende nuova la nostra vita, che la cambia, la rende ricca di nuovi sentimenti. Un’amicizia che poco a poco ci conduce a vivere con gli stessi sentimenti di Dio, a fare nostri i tratti della sua misericordia come gli declina Paolo nella lettera ai Corinzi: l'amore è paziente, è benevolo, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.
Intenzioni di preghiera
1. O Signore che ci hai insegnato la fedeltà alla vocazione e non ti sei lasciato intimidire dall’incredulità, concedi a noi la grazia della perseveranza nel vivere il comandamento della carità.
2. Ti preghiamo, o Signore, per Papa Francesco, per il nostro vescovo Crescenzio e per la Chiesa tutta, perché sia popolo di profeti che custodiscono e comunicano il tesoro della Tua Parola.
3. Aiutaci, Signore, a liberare dai lacci del male chi più soffre l’abbandono e la miseria, malato o dimenticato, nelle prigioni come negli angoli nascosti di questo nostro mondo. Fa’ che tutte le comunità cristiane offrano speranza comunicando la luce del tuo volto e il calore della tua misericordia.
4. Ti preghiamo, Signore, per chi vive per strada, per chi è messo ai margini. Tu che ti ricordi di tutti, proteggi la loro vita e dona a noi di continuare a vivere l’amicizia verso i nostri fratelli più poveri, come una benedizione per la nostra vita.
5. O Signore, scaccia il buio del male, dell’inimicizia, della guerra. Dona al mondo intero la tua pace. Veglia sulla vita di Mar Gregorios Ibrahim e di Paul Yazigi, di Padre Paolo Dall’Oglio e di quanti sono ancora sequestrati e in pericolo.
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