
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo».
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Mettersi in cammino come Maria
È l'ultima domenica di questo tempo di attesa e di preparazione al Natale di Gesù. E la Chiesa ci fa riflettere sul comportamento di Maria dopo aver ricevuto l'annuncio dell'angelo. Una nuova vita è iniziata nel suo seno e una nuova notizia le è stata comunicata, quella della cugina Elisabetta che, ormai anziana, aspetta un bambino ed ha bisogno di aiuto.
Maria sente che non può restare ferma, non può tenere per sé quell'evento che cambierà la storia. E si mette in cammino da Nazaret, dalla Galilea verso una nuova regione, la Giudea dove viveva Elisabetta con Zaccaria. Certamente non era un viaggio agevole sia per le condizioni in cui si trovava Maria e sia perché si trattava di salire verso la montagna per poi ridiscendere verso la Giudea.
Comunicare quello che abbiamo ricevuto
Ma la parola di Dio accolta da Maria mette in movimento, un movimento che vince ogni pigrizia e fa superare ogni difficoltà. Quello che il Signore ci ha comunicato non può rimanere soffocato dalle nostre abitudini ripetitive.
C'è una responsabilità di comunicazione, che è comunicazione di vita, di gioia, di speranza. “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, - racconta l'evangelista - il bambino sussultò nel suo grembo”: l'incontro mette in comunicazione due vite che stanno crescendo, quella di Gesù e di Giovanni.
Si prepara un rapporto che successivamente si manifesterà, Giovanni è chiamato a preparare il popolo all'incontro con Gesù. E anche Elisabetta viene “colmata di Spirito Santo”, cioè della forza di Dio che rinnova tutte le cose. Con l'amore la vita cambia, cambia i rapporti e i legami, la comunione diventa una realtà.
Una gioia che si comunica
La gioia di Elisabetta ci fa pensare a quella che provano i tanti nostri amici che hanno bisogno di aiuto. I loro volti si illuminano, la loro solitudine viene interrotta, riprendono a sperare con la forza di un incontro che comunica vicinanza, amicizia, affetto.
Anche noi siamo chiamati a conoscere la beatitudine proclamata da Elisabetta nei confronti di Maria: “beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. La parola di Dio, l'annuncio del Natale di Gesù cerca cuori che si aprano ad accoglierlo.
Non restiamo scettici o pigri, non lasciamo cadere questo nuovo tempo di grazia, anche se siamo deboli e peccatori. Anzi il signore sceglie di operare particolarmente nei deboli, degli umili perché si manifesti che Dio colui che compie meraviglie.
Una festa non attorno a sé ma agli altri
I giorni del Natale sono giorni di festa, ma una festa che non gira attorno a me, ma si apre agli altri, specialmente quelli che sono ai margini. Tanto sollievo, tanta gioia, tanta consolazione può essere comunicata in questo Natale. Abbiamo bisogno di riconoscere che il bambino di Betlemme è venuto a svelarci il volto di Dio, il volto del padre suo. È il volto di un padre misericordioso, pronto ad accogliere e a fare di noi uomini e donne ricche di misericordia.
Tanti uomini e donne feriti dalla guerra hanno bisogno di consolazione, il sostegno, di essere accolti. La misericordia ci fa aprire il cuore ai miseri, ci rende capaci di sentire e guardare non più in maniera distratta e superficiale ma attenti e partecipi della vita di coloro che incontriamo. Sono nostri fratelli e sorelle dentro una famiglia dove c'è posto per tutti.
Fare posto a chi non ha posto
I tanti pranzi di Natale che si allestiranno in diversi luoghi - carceri, istituti per anziani, chiese -sono segni di un mondo che può cambiare e deve cambiare. Sono tanti, troppi quelli che come Gesù non trovano posto, perché i cuori sono chiusi, c'è troppa preoccupazione solo per se stessi.
Il Natale, il giubileo della misericordia, sono eventi di grazia che possono aprire tanti cuori, sciogliere tante durezze e innescare reazioni a catena di solidarietà, di rinnovamento, di pacificazione. Possa ognuno di noi sperimentare la gioia di questa grazia.
Intenzioni di preghiera
1) Signore, aiutaci con Maria ed Elisabetta a riconoscere i segni della tua visita nella nostra vita: ad esultarne nella gioia e a renderne testimonianza davanti a tutti gli uomini.
2) Ti preghiamo, Signore, per Papa Francesco, per il nostro vescovo Crescenzio e per la Chiesa, perché sia ovunque nel mondo segno dell’amore e dell’attenzione tua per i tuoi figli, particolarmente per quanti sono nella sofferenza e nel dolore nelle grandi periferie del mondo.
3) O Signore, in questo anno della misericordia, aiuta i tuoi figli a convertire il loro cuore, a prendere parte al grande disegno d’amore del Vangelo e a vivere la speranza di cambiare il mondo.
4) Ti preghiamo, o Signore, Dio dell’impossibile, vieni a illuminare la vita di chi è anziano, perché come Elisabetta possa conoscere nella sua vecchiaia la fertilità del tuo amore.
5) O Padre, tu che vuoi che in Gesù brilli la stella della speranza per tutta l’umanità, fa’ che la ferita della guerra possa essere guarita in Siria, in Iraq, in Burundi e in ogni luogo. Libera chi è ancora sequestrato, concedigli il felice ritorno a casa e proteggi chi è in pericolo.
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