
«Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro,
fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio»
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Il nuovo rapporto con Gesù per mezzo dello Spirito
Gesù, dopo quaranta giorni dalla Pasqua viene elevato al cielo, torna al Padre che l’aveva inviato a noi. Questi giorni che vanno dalla Pasqua all’ascensione sono come un tempo di educazione ad un nuovo rapporto nuovo con lui, non più fisico, materiale, ma spirituale. Varie volte in questo tempo dopo la Pasqua lo vedono, lo incontrano, ma non più come prima.
Gesù li sta preparando ad un modo nuovo del suo essere sempre con loro. Infatti dice: “sarete battezzati tra non molti giorni, in Spirito Santo” (At 1,5). Quello Spirito che lo ha fatto vivere unito al Padre mentre era fisicamente sulla terra, verrà anche su quei primi discepoli e sui discepoli di ogni tempo.
Infatti, dieci giorni dopo l’Ascensione, mentre i discepoli sono in preghiera riuniti nel luogo nel Cenacolo, verranno investiti dalla forza dello Spirito, lo Spirito di amore che viene dal Padre.
Camminare con Gesù verso il cielo
L’ascesa al cielo di Gesù chiama anche noi a camminare verso il cielo, dove lui ci ha preceduti. Ma che significa camminare verso il cielo? È voler bene a Lui, incontrarlo nei suoi fratelli più piccoli, prendere sul serio la sua parola che è via al cielo.
Prendere sul serio la sua parola; sì, prendere sul serio la sua parola ogni volta che lui ci parla, come ci ha detto anche oggi: “la forza dello Spirito Santo scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Essere testimoni lì dove ci troviamo, che è la nostra Gerusalemme, allargando gli orizzonti fino alle estremità del mondo.
A chi Gesù affida la sua missione
Ma non è troppo per noi? Noi siamo persone comuni, non siamo eroi. Il Vangelo non richiede sapienti, né Gesù va in cerca di potenti e di forti a cui affidare la sua missione, anzi sembra fare il contrario. Essere suoi discepoli significa imparare da lui la lingua e i gesti dell’amore per portare ovunque nel mondo frutti di amore e di pace.
Gesù mette nel cuore dei suoi discepoli un’ansia di universalità che fa uscire dagli ambiti ristretti in cui è facile rinchiudersi. Siamo chiamati ad essere missionari. Io sono missione quando vivo per strada, dove lavoro, quando incontro casualmente, quando mi fermo, leggo notizie, vedo chi soffre...(Card Bergoglio - Documento di Aparecida). Ma i discepoli non sono missionari solitari. La missione è una testimonianza comunitaria e un rinvio a una casa.
Spiritualità della corresponsabilità
Ricordiamo a questo proposito la parabola del buon samaritano: questi si affannò per l'uomo mezzo morto, ma poi lo affidò a un albergatore perché stesse in una locanda. Sarebbe tornato presto. Qui c’è il senso di una spiritualità della corresponsabilità, nell’andare incontro a tutti, nell’aprirsi al vasto mondo. La missione è incontro e costruzione di amicizia su scenari del mondo.
“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” – dice Gesù anche ai discepoli di questo tempo. Con la forza del suo amore, anche se siamo deboli e peccatori, possiamo orientare la storia verso un futuro più giusto e più umano.
Andare incontro a tutti con la forza dello Spirito e della parola del Vangelo
Quei primi discepoli, uomini periferici, non sapienti, non persone speciali, hanno creduto a quelle parole e sono andati per il mondo. E hanno sperimentato che i demoni della solitudine, dell’odio, della divisione possono essere vinti, possono essere neutralizzati, guarendo i malati e confortando chiunque ha bisogno di consolazione.
Chi crede nel nome del Signore si apre all’incontro con tutti nell’amicizia, nell’ascolto attento, costruendo una trama di rapporti fedeli e liberi. Il Vangelo di Marco si conclude con queste parole: “allora i discepoli partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro” (Mc 16, 20).
Noi, nutriti dalla parola del Signore, con la forza dello Spirito che il Signore fa scendere su di noi, possiamo continuare la missione dei discepoli: dare senso alla nostra società, creando un popolo misericordioso nella città e nel mondo, facendo crescere l’amicizia.
Intenzioni di preghiera
1) Signore, che ci chiedi di comunicare il Vangelo ad ogni creatura, sostieni in noi lo spirito della missione e aiutaci a vivere l’attenzione per tutte le periferie del mondo.
2) O Signore, che salendo al cielo hai promesso ai tuoi discepoli di rimanere con loro, guida la Chiesa, sostienila nelle vie del mondo, perché a tutte le persone porti la tua parola di vita e di pace. Proteggi Papa Francesco e il nostro vescovo Crescenzio.
3) Ti preghiamo, o Signore, per i giovani, perché attraverso l’incontro e l’amicizia con te, non temano di affrontare le sfide del nostro tempo e guardino con fiducia al futuro.
4) Signore, ancora ti preghiamo per Aleppo, che muore sotto i bombardamenti, perché si prendano presto iniziative per la sua salvezza. Ricordati Signore dei vescovi rapiti e di coloro che sono ancora nelle mani dei sequestratori. Dona alla Siria e a tutto il Medio Oriente la pace.
5) Ti preghiamo, o Signore, per il Burundi, dove è scoppiata nuovamente la violenza. Proteggi questo paese e fa’ che al più presto si ritrovino strade di riconciliazione.
6) O Signore, che hai confidato ai tuoi discepoli il potere di scacciare i demoni e guarire le malattie, accogli la nostra preghiera per chi è malato. Consola ogni sofferenza e dona la guarigione.
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