Anche noi bambini leggiamo il Vangelo
14 Marzo 2010 -
4a Domenica Tempo di Quaresima/C

parrocchia san gennaro all'olmo - napoli - se vuoi scriverci questo è l'indirizzo: mariano@psgna.org

Gesù ci insegna a perdonare e a voler bene.

Il Vangelo di oggi ci racconta una storia.

Perché Gesù racconta questa storia?

Lo comprendiamo dalle parole dell’inizio del capitolo.

Ascoltiamo dal Vangelo di san Luca al capitolo 15, versetti da 1 a 3 e da 11 a 32:

1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola: 11«Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

I farisei e gli scribi (che erano persone molto religiose) si lamentavano di Gesù perché accoglieva tutti, anche le persone che si comportavano male.

Gesù mette al centro del racconto la figura di questo padre che si addolora per il figlio più piccolo che decide di abbandonarlo e vivere per conto suo. Ma si dispiace anche per l’altro figlio quando vede che non gioisce con lui per il ritorno del figlio che si era allontanato.

Il figlio più piccolo non comprende la bellezza di vivere nella casa del padre e se ne va pensando di vivere una vita bella. E abbiamo sentito che finisce male, sciupa tutto quello che ha e finisce per rimanere solo, accanto ai porci.
Ma quel padre - e qui pensiamo a Dio nostro Padre - non si è mai dimenticato di quel figlio, non ha mai smesso di pensare a lui e di attendere il suo ritorno, non ha mai smesso di volergli bene.

Per questo quando lo vede venire da lontano gli corre incontro e gli fa una grande festa. È la gioia perché quel figlio di cui non aveva più notizie, è ritornato.

Ma abbiamo visto che il fratello più grande che era rimasto a casa, pur stando vicino al padre, non ha gli stessi sentimenti suoi; anzi, quando vede la festa preparata per il fratello che è tornato, si arrabbia, accusa il padre e non gioisce col padre.

Gesù ci vuole insegnare a voler bene come il Padre vuole bene ad ognuno. Guardando a lui che ha speso tutta la sua vita per noi, impariamo ogni giorno a voler bene come lui, a perdonare come lui, ad accogliere come lui, a gioire quando torniamo a vivere insieme nella casa comune, come famiglia di Dio.

"Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio".


Preghiera a Gesù

Gesù ti ringrazio per l'amore che dai a me e a tutte le persone del mondo.

Caro Gesù, fa che tutti noi chiediamo perdono dopo aver fatto qualcosa di male.

Caro Gesù tu sei il Padre migliore e ci vuoi sempre bene pure se noi ti trattiamo male. Tu ci vorrai sempre bene.

Caro Gesù tu perdoni sempre chi sbaglia e sai che noi possiamo diventare le migliori persone grazie al tuo perdono.